EVOLUZIONE DEL PILATES

LA STORIA

Nel pieno della prima guerra mondiale, Joseph Pilates, prendendo spunto da ginnastiche orientali come lo yoga e il do-in, dimostrò l’efficacia del suo metodo dapprima allenando gli internati del campo di concentramento nel quale lui stesso si trovava, in Inghilterra, per dar loro sollievo psico-fisico, poi, assunto come barelliere, riabilitando i feriti di guerra, spesso costretti a letto, da qui l’invenzione di “Cadillac e reformer”.

Il suo successo venne presto riconosciuto anche in Germania, prima da alcuni famosi ballerini che decisero di allenarsi col suo “sistema” riscontrando importanti risultati poi dal governo tedesco che gli propose l’addestramento dell’esercito.

Pilates non raccolse l’invito e trasferitosi negli Stati Uniti, nel 1926 apre a Manhattan, il primo “studio” Pilates, nel quale comparivano i suoi primi e più famosi attrezzi in legno d’acero, costruiti dal fratello carpentiere e dove iniziò a mettere in pratica il suo nuovo metodo, Contrology, basato su esercitazioni che comprendevano non solo il movimento ma la funzionalità di questo verso il quotidiano, il gioco e i movimenti naturali non solo propri dell’essere umano ma anche quelli animali come elisir di benessere e assieme a tutto questo, il pieno controllo della respirazione, del pensiero e della posizione del corpo.

In conseguenza ad un infanzia difficoltosa, asma, rachitismo, febbre reumatica, Joseph si impegnò nell’approfondimento dell’anatomia e biomeccanica del corpo umano e seppur in un periodo in cui tali materie non erano aggiornate quanto lo sono ora, il pilates, grazie anche alle esperienze “sul campo”, alla promozione dei personaggi famosi e all’esigenza di cambiamento rispetto a quelle che erano le classiche ginnastiche rivolte principalmente alla salute o allo sport, trova terreno fertile al suo sviluppo riuscendo a raccogliere un pubblico sempre più eterogeneo. L’estesa evoluzione tecnica che ne ha caratterizzato nel tempo versatilità ed efficacia sempre rinnovate, sono senz’altro conseguenti anche al fatto che “pilates” non essendo un marchio registrato, ha permesso ai promotori del metodo di raccoglierne i principi sviluppandoli e adattandoli in base alle proprie esperienze e necessità, rendendolo ancora più affascinante ed efficace.

COS’ È il PILATES

Il nome tecnico che definisce il metodo Pilates (dal nome del suo creatore Joseph Pilates) è “Contrology”, il cui significato vorrebbe evidenziare l’esigenza di interfacciare corpo e mente nello svolgimento dell’ attività motoria. Potremmo classificare il Pilates tra le ginnastiche posturali definendo queste ultime come:

attività motorie pensate e organizzate per contenere, ridurre o annullare i sintomi conseguenti a perturbazioni posturali, ripristinando e rendendo efficienti le funzioni fondamentali dell’essere vivente, attraverso ampia stimolazione recettoriale, elevato ed eterogeneo impegno di capacità (vedi variabili) ed una conseguente rappresentazione motoria con elevata consapevolezza” utile nel caso specifico del pilates, a completare il compito predeterminato ossia l’esercizio codificato.

PRINCIPI E OBIETTIVI

I principi del pilates vengono definiti da quanto necessario per portare a compimento con massima efficienza l’esercizio codificato predeterminato. Il metodo originale, denominato da J.Pilates “contrology”, vede il supporto di 6 principi: “concentrazione, controllo, baricentro, fluidità, precisione e respirazione”. A questi principi si affiancano i “PRINCIPI DI QUALITÀ” e le VARIABILI che, modulate a dovere dall’istruttore in fase di programmazione, permetteranno al praticante di perfezionare le proprie ABILITÀ.
Le variabili che normalmente sono più presenti e importanti all’interno di una seduta di pilates sono: orientamento, anticipazione, affiatamento, neutralizzazione, coordinazione, sincronizzazione, mobilità, equilibrio, stabilizzazione, postura.

I SUPPORTI

Ad oggi sono codificati gli esercizi a corpo libero o con attrezzi come “fitball”, “softball”, “roller”, “magic ring”, “motr” nel metodo “matwork”; “cadillac“, “reformer“, “Chair” (“High”, “Arm” e “Wunda”), “Barrel” (“Small” e “Ladder”), “Spine Corrector“, “Foot Corrector” e “Pedi” (anche detto “Pole”) nel pilates con macchinari, ciò non toglie che in base alle diverse esigenze e possibilità di istruttori e praticanti, sia attuata una didattica con esercizi propedeutici-facilitati o più sfidanti.

GLI ESERCIZI CODIFICATI

Possiamo definire “codificati” tutti gli esercizi “base e avanzati” previsti e proposti dal metodo pilates nei suoi vari contesti e coi diversi attrezzi. In realtà l’evoluzione del metodo dimostra che l’esercizio codificato potrebbe essere rappresentato anche da una “sequenza di azioni più o meno dinamiche e più o meno complesse atte a stimolare le variabili (o capacità) per le quali vi sia necessario un rinforzo”. Potremmo dire quindi che non esiste un elenco di esercizi codificati ma che che è possibile codificare una sequenza di azioni con un dato obiettivo.

ESERCIZIO FACILITATO E/o COMPLICATO

Non è quindi determinante solo la scelta dell’esercizio “codificato” ma anche la capacità nell’ambito della didattica e della propedeutica, di saper costruire il percorso ideale per il raggiungimento dell’esercizio stesso.

In questo senso potrebbe essere indispensabile adottare delle strategie che facilitino l’esecuzione, riducendo ad esempio il numero e/o i livelli di impegno delle variabili che caratterizzano l’elemento codificato. Allo stesso modo, nel caso in cui sia necessario, di fronte ad un praticante particolarmente abile, sarà importante complicare l’esercizio mantenendone o espandendone contestualmente i principi.

La modulazione delle variabili permetterà quindi non solo di orientare la seduta di gruppo verso la stimolazione di determinate abilità piuttosto di altre ma anche, nel contesto “personal o personal group”, di personalizzare la seduta.